Questo breve frammento poetico, ispirato all'opera riprodotta sopra, è stato scritto in occasione della mostra Amar(°)mio di Tiziano Saitta presso lo spazio per artisti Livello16 (via dell'Aprica 16, Milano).
Per il vernissage del 1° luglio sono stati realizzati 20 piccoli pannelli in legno 10x15 con una riproduzione cartacea dell'opera incollata sul fronte e la poesia vergata a mano sul retro.
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Ricordo, a chi volesse acquistare una copia del mio ultimo libro,
che mi si può contattare tramite un pvt su Splinder
oppure scrivendomi a: mangone.carmine@gmail.com
In alternativa, lo comprate su IBS o in libreria (distribuzione NdA).
Un mio testo poetico - Cerchi sull'acqua - è stato pubblicato nei gg. scorsi sul blog sinestetica.net di Gaja Cenciarelli, nell'ambito del progetto collettivo "Auroralia". Chi vuole puoi lasciare un commento anche lì, ne sarei felice, grazie.
Prossimo "comizio poetico" di Carmine Mangone
e presentazione del libro MAI TROPPO TARDI PER LE FRAGOLE: ROMA, venerdì 12 giugno h. 18:30 Appuntamento in villa, via Pomponio Mela n. 1 Parole parole parole _ incontri letterari al Pigneto organizzazione _ Cineclub Alphaville
programma completo
Sono quasi le tre di notte mentre scrivo. Disteso sul futon con accanto le mie due gatte che dormono. Pensavo che… esistono presenze, esseri, energie che ti si impongono per la bellezza e la semplicità disarmante della loro forza. E a volte mi chiedo perché io abbia questa fortuna, m’interrogo cioè sul perché il destino mi riservi puntualmente incontri capitali e decisivi ad ogni svolta della vita. Ora, ci sei proprio tu, amica cara, amica bella. Come una folgorazione in piena vita sei venuta quella sera a cercarmi e mi hai riconosciuto subito. Non so ancora per cosa. Non so ancora perché. Ma l’aria si è rarefatta d’improvviso e il mio cuore si è scrollato di dosso il dolore e ha cominciato a cantare una nuova sinfonia di sangue.
Qui non si tratta di amore. Qui non di tratta di definire o capire. Qui non c’è niente da capire. È finito il tempo di sviscerare, ponderare, teorizzare il possibile. Qui, ora, voglio solo costruire castelli di sabbia. Sì, hai capito bene, mia cara Fefi, voglio solo andarmene al limitare di un deserto (il mio?), con te o senza di te – ma allora nel tuo ricordo – e mettermi lì a edificare castelli di sabbia nell’aria, a sfidare il vento, sfidare il tempo, ridere in faccia all’orizzonte.
Non esiste più l’idea dell’amore. Esiste solo una tensione che non so dove mi condurrà, né m’interessa saperlo. Sto bene. La notte è dolce. Gli occhi si riposano nel ricordo del nostro primo abbraccio. E tutto è possibile.
[ Questa breve poesia è uno spartiacque. Niente sarà come prima. Niente muore, tutto ricomincia. E io non volto soltanto pagina. Non ho ambizioni così limitate. Cambio addirittura libro. O faccio a meno infine di ogni libro. Ho letto troppo, sai?, ma non ritengo certo di aver vissuto e visto abbastanza. Molto altro i miei occhi dovranno incontrare. Con te o senza di te – ma allora nel tuo ricordo, sappilo. Per te, labbra di papavero, un bacio senza fine. ]
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Come un’urgenza di mare
a Fefi, la bimba che ride all’orizzonte
poche cose vorrei dirti
e dirtele per sempre
sentire che i tuoi occhi
mentre ti parlo
sanno essere un intero mare
[ giorni in cui non nasce niente
e altri in cui tutto il giorno è un’alba micidiale ]
[ Una manciata di aforismi inediti - che fanno parte di un corpus intitolato provvisoriamente È ancora presto per l'eternità. Dedicati a Marco Refe - ormai un fratello - e agli amici marchigiani e romagnoli che hanno condiviso amorosamente la mia poesia nei giorni scorsi - e in particolar modo a colei il cui improvviso abbraccio mi ha scaldato il cuore nella serata di Rimini. ]
La sostanza della vita è molto più semplice di quanto non si possa dire.
Il vivente appartiente alla vita quando permane nell'autogestione di questa sua stessa appartenenza. E l'esperienza che ne fa, sarà sempre il risultato di un rischio corso, di un'opera, di un'azione condotta fino in fondo, fino al punto da cui l'uomo non potrà più tornare indietro senza smarrirsi.
«Non sono più capace di morire… Ciclone, ciclone, ciclone…» (René Char).
L'essere che si vive pone sia la misura della morte, sia la sterminatezza di ciò che la osteggia come può solo l'amore quand'è senza argomenti, senza più aggettivi.
Vietare la morte.
Scoprirsi ogni giorno nel riscontro del proprio essere di carne. Burlarsene. Accettare il rovello del cogito; farsene una ragione al di qua della morte che irride ogni cosa.
Sempre un sorriso in più della morte... L'indicibile è ciò che continua a sussurrarci la sua presenza finché non moriamo. Leggere la parola "fine" in calce ad ogni respiro - e fottersene.
Rimini, libreria Indipendente|mente, 24 aprile 2009
Falconara Marittima (AN), L'orecchio di Van Gogh Infoshop, 23 aprile 2009
Nome: CARMINE MANGONE *per una scienza erotica e faziosa, per una conoscenza estetica della materia, per il cruccio sovrano di un'insurrezione carnale*